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Matt Haig - "Biblioteca di mezzanotte"

Le scelte”

Recensione del libro:Biblioteca di mezzanottedi Matt Haig


Le scelte... tutti ci siamo sentiti a disagio in qualche momento quando ci è toccato fare una scelta, ci sono persone che sentono questa ansia tutto il tempo. E sinceramente, cosa mette più ansia che fare scelte? Per esperienza personale, posso dire che fare scelte è veramente una rottura. Come fai a sapere che stai facendo la scelta giusta? Che succede se dopo te ne penti della tua scelta?...


Hai sentito parlare dell'effetto farfalla? Sicuramente sì, ma comunque spiegherò un po' cosa significa:

"un battito d'ali di farfalla cambia tutto"

Anche la più piccola azione o la minima decisione finiscono per produrre un grande cambiamento nel breve e nel lungo periodo. In questo modo sei tu che, a partire da questo momento, puoi cambiare il tuo presente e il tuo futuro.


La teoria del caos è una legge enunciata da James Yorke e ci ricorda che il mondo non segue un modello preciso al millimetro e prevedibile; lo si voglia o no, nella nostra vita alberga anche il caos, questo piccolo spazio lasciato al caso, dove risulta quasi impossibile prevedere l’effetto di determinati eventi.


Lo stesso James Yorke riassume in una semplice frase l’importanza della sua teoria: occorre essere preparati a cambiare i piani in qualsiasi momento.


Secondo questo principio, ogni decisione quotidiana, ogni piccola abitudine finiscono per produrre un grande cambiamento nel corso del tempo. Ciò significa che il presente può essere considerato come il risultato di scelte e azioni passate, dove il responsabile sei fondamentalmente tu…


Già senti la pressione? Mi stai dicendo che oggi un camion potrebbe avermi ucciso se mi fossi svegliata quando ha suonato la sveglia la prima volta invece di aspettare a che suonasse la terza? E di conseguenza, se fossi uscita prima da casa, non mi sarei preoccupata di guardare da tutti e due i lati perché stavo parlando tranquillamente con una mia amica? Ok no, non penso che sia così estremo. Però, vi rendete conto di quello che ha teorizzato questo Yorke? Come mi dici che ogni scelta che faccio può scatenare un caos e non aspettare che mi venga l'ansia?


Fra la vita e la morte esiste una biblioteca


Ho letto un libro che si chiama la “Biblioteca di mezzanotte”. Il tema principale di questo libro sono le scelte: in poche parole esiste una biblioteca intera per ogni persona piena di diversi tipi di libri (forma, colore, quantità di pagine, ecc.), i quali racchiudono ognuno diverse vite che potrebbe aver avuto una persona se avesse fatto delle scelte diverse nella sua vita: queste variano da cose grandi come scegliere di studiare una disciplina diversa all'università ad altre che sembrano più insignificanti come mangiare un cibo diverso a colazione. La nostra protagonista si chiama Nora Seed.


Nora è presentata come una ragazza piena di rimpianti, quando arriva in questa biblioteca le dicono che può entrare in qualsiasi libro voglia, fino a quando non troverà una vita nella quale vuole rimanere. Lei vede tante vite diverse: in una fu una nuotatrice professionale, in un'altra sceglie di vivere in un paese differente, mentre in una fu persino una cantante.


Puoi indovinare in quale delle vite ha deciso di rimanere?… non posso dirlo perché sarebbe spoiler. Però, quello che si può dire è che Matt Haig, l’autore di questo libro, ha fatto un lavoro stupendo. Oltre ad essere ben scritto, ha una fantastica tempistica e una sequenza dei fatti incredibile, l’inizio può sembrare un po’ lento però la storia non delude. Matt Haig ha creato un libro in grado di farti pensare e riflettere su quello che fai con le tue scelte e le conseguenze che queste possono portare.


Le scelte non saranno mai qualcosa di facile, però dobbiamo capire che non possiamo rimanere bloccati in un nostro proprio libro di rimpianti, quello non sarebbe vivere. Certamente non possiamo nemmeno lasciare che un’altra persona prenda scelte per noi. Lo so, è facile dire che se sbagliamo alla fine non sarà colpa nostra, sarà colpa di quella persona che ha fatto la scelta, ma le conseguenze chi dovrà affrontarle?...


Questo libro mi ha insegnato che le scelte formano chi siamo, siamo quello che siamo adesso per le scelte che facciamo; se non ci piace qualcosa nella nostra vita possiamo sempre cambiarlo, ma dobbiamo prendere l’iniziativa e avere il coraggio di decidere.


Sapevi che le persone più facili da manipolare sono le persone indecise? Questo perché una persona indecisa seguirà sempre una persona sicura di sé (o che lo sembri), la quale voglia prendere decisioni per noi. Vuoi essere tu, quella persona indecisa che non sa come vivere? Ti assicuro che Nora non vuole.


Valentina Giangiulio

Madaline Miller - "La canzone di Achille"

 

Lo avrei riconosciuto al buio o anche se avesse usato un travestimento.
Lo avrei riconosciuto persino nella follia.” - Patroclo


I periodi riportati appartengono a uno dei celebri libri scritti dall’autrice Madaline Miller, ne “La canzone di Achille”.
A pronunciare questa frase è Patroclo, narratore onnisciente del libro in questione. Egli dedica questo suo pensiero intimo all’uomo da lui tanto amato: Achille, eroe leggendario della guerra di Troia e protagonista dell’Iliade. Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia, e della ninfa Teti, Achille fu incapace di sfuggire al suo destino: ottenere la massima gloria e morire nella guerra contro i troiani.

Molti furono gli scrittori che si concentrarono sulla sua storia, basti pensare all’autore latino Stazio del primo secolo dopo Cristo, il quale scrisse l’Achilleide. Quest’ultimo è un poema epico-storico, incompiuto poiché Stazio morì nel 95 d.C. prima di terminarlo, che per quanto è stato scritto tratta la giovinezza di Achille e il modo in cui la madre Teti lo fece rifugiare nell’isola di Sciro sotto le sembianze di donna, per camuffarlo e nasconderlo dalla guerra.

Madaline Miller però, ricostruisce la storia senza utilizzare la terza persona e senza far sembrare il suo scritto una semplice spiegazione di uno dei miti più celebri della Grecia. L’autrice capovolge la tradizione, il suo intento è quello di mettere in evidenzia il lato amoroso, passionale, tragico della storia di Pelide: l’amore con il suo compagno Patroclo. È proprio per questo che a narrare la storia è il gracile compagno del grande Achille.
La scrittrice vuole far emergere questo: aldilà delle atrocità, della guerra, dei conflitti tra potenze, sono esistite pur sempre due persone che hanno sofferto, che hanno amato e che hanno cercato di sopravvivere in quella dura realtà. La Miller vuole riportare ciò che i libri di storia tralasciano, ovvero il lato umano e sentimentale di due semplici giovani che, fin dall’età prematura, sono stati addestrati con rigore sotto l’ideologia macabra della guerra, e non dell’amore. Nonostante questo, i due giovani si ritrovano ad amarsi, a sostenersi e a non rinunciare all’altro anche se la morte era vicina.
La frase riportata incarna questi valori, Patroclo riconosce Achille anche nella follia. Si sono trovati senza volerlo, senza programmarlo, ma è così che nascono i legami più veri e solidi, inaspettatamente. Patroclo è consapevole della sorte di Achille ma, come lo riconoscerebbe nel buio, lo seguirebbe anche nella morte. “Buio” e “morte” alludono ad un campo semantico molto simile, entrambi i concetti possono rimandare al colore “nero”, a qualcosa di “oscuro”, ma chi rinuncerebbe realmente alla propria vita e ai colori della felicità per una semplice persona? Loro due sono l’esempio simbolico che un rapporto leale, rispettoso e amoroso può esistere, basta solo crederci.

Attualmente le persone sono così tanto abituate a farsi comandare dal proprio orgoglio, egoismo, che si dimenticano di chi è al loro fianco. Per esperienza personale, per capire il valore morale di fondo del libro, basterebbe pensare al matrimonio, esempio più consono e attuale da prendere in esame. Il matrimonio è un’unione di due anime che si promettono rispetto e fedeltà per l’eternità, cosa che hanno fatto anche Patroclo e Achille anche senza sposarsi. Ad oggi determinati principi sono andati perduti, si guarda all’aspetto materiale della vita, alle superficialità, ci si arrende alla prima difficoltà che si incontra, sarà per la modernità che nel 2022 ci circonda? Può darsi.

Pensiamo invece ora a questo: se ci trovassimo in un luogo, senza nulla, solo con una persona a cui teniamo (come è andata per i due personaggi della mitologia greca), saremmo in grado, per come siamo stati abituati a vivere, ad instaurare il loro stesso legame?
Per quanto l’umanità sia diventata superficiale, io non credo.


RECENSIONE DI BUCCINI IRIS, SVOLTA IN ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO 22/02/2022

George Orwell - "1984"

Il romanzo di George Orwell “1984”, il più famoso tra tutti i suoi lavori, si inserisce nel filone dell’anti-utopia, cioè nella branca della letteratura che si occupa di descrivere una società immaginaria nella quale alcuni aspetti della realtà vengono portati alle estreme conseguenze in negativo. Nel mondo di “1984” di George Orwell si parla di un Grande Fratello che nessuno sa chi sia realmente, non si è neppure sicuri che quell’uomo che si fa chiamare Grande Fratello esista realmente. Eppure il suo volto è stampato sui muri delle città e i suoi occhi seguono ogni azione umana. Lui sa e controlla tutto che sia presente, passato o addirittura futuro. La sua dittatura non è soltanto politica ma soprattutto psicologica.

 

È un romanzo che fa riflettere e che può essere paragonato anche alla nostra realtà. Questi bombardamenti di messaggi fuorvianti, questa volontà di modificare il passato e di conseguenza presente e futuro, di annullare l'individuo, di spegnere i pensieri e le emozioni, è accaduto all'epoca di Orwell ma in un certo senso succede tutt’oggi. Tutti credono che il Grande Fratello abbia ragione, che sia da amare, che ogni cosa che viene detta e urlata attraverso quei teleschermi sia pura realtà, non importa se muta ogni volta. Non è triste tutto ciò? Immensamente triste.



Oggi questo libro è uno dei più letti al mondo e la sua visionaria inclemenza dovrebbe accompagnarci ogni giorno per ricordarci che:

 la libertà non è schiavitù ma soprattutto che l’ignoranza non è forza ma indebolimento. 

Martina Stelluti

Douglas Adams - "Guida galattica per gli autostoppisti"

Ognuno prende da un libro ciò di cui ha bisogno, quello che gli serve per stare meglio in quel momento. Alle volte accade si vada ben oltre l'intenzione stessa dell’autore, ma la letteratura, anzi l'arte più in generale, è così.

Ci trovi te stesso, l'autore, te stesso e l’autore… ci trovi nessuno.


Questa è Guida galattica per gli autostoppisti. Un esilarante romanzo di fantascienza, che parla di tutto e niente al tempo stesso. Tuttavia da non sottovalutare, non fosse solo per capire l'importanza vitale di un asciugamano quando fai l’autostoppista!
Di fatto si arriva all'ultima pagina con più domande di quante se ne avessero all’inizio. Perché leggerla allora? La Risposta è molto semplice: 

Quarantadue! - urlò Loonquawl” 
- Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams -


Sara

Dacia Maraini - "Colomba"

Colomba è un romanzo che può essere raffigurato come

una matriosca di storie.

Nella storia di Zaira e sua nipote, si alternano storie dei vari componenti della loro famiglia. All'inizio del libro c'è un albero genealogico che aiuta il lettore ad orientarsi nei numerosi personaggi del romanzo. Sono maggiormente personaggi femminili dalle personalità forti: nonostante vite difficili combattono per rimanere a galla di fronte all'abbandono dei loro compagni e alle difficoltà per allevare i propri figli.

Fra tutte queste donne tenaci c'è Zaira che non si arrende alla scomparsa della propria nipote. È disposta a tutto: a setacciare le montagne abruzzesi, ad imbattersi in uomini poco raccomandabili, a superare i propri limiti fisici pur di salvare la sua adorata nipote da un destino crudele.


La bellezza di questo romanzo, dovuta anche alla presenza di miti greci e leggende, dimostrano una grande ricerca dell'autrice. L'Abruzzo, le sue montagne, le sue leggende, il dialetto marsicano sono frutto di un attento studio dei luoghi e dei territori in cui è ambientata la storia principale. La particolarità del romanzo è che Zaira appare ad una scrittrice come una visione che la costringe quasi a ricostruire il filo della sua memoria.


📚 Nel caso non l'hai già fatto, ti consiglio di leggere questo romanzo 📖

Chiara

Viola Ardone - "Il treno dei bambini"

"Il treno dei bambini" di Viola Ardone è uno dei libri più belli che abbia letto nell'ultimo periodo, l'ho letto con estremo piacere, la scrittura è fluida e autentiche sono le espressioni napoletane, che colorano e scaldano le vicende e i pensieri dei protagonisti.




L'ambientazione mi ha permesso di conoscere l'Italia del secondo dopo guerra, della ricostruzione degli anni 50 e il confronto tra due realtà diverse fa da sfondo alle scelte del protagonista. I legami lacerati, le parole non dette, i sentimenti non espressi, le incomprensioni, sono le incomprensioni di tutti noi e la sensazione di restare in biblico in equilibrio precario non mi ha lasciato per tutta la lettura del romanzo.

Ve lo consiglio perché è davvero bellissimo!

Alla prossima...lettura!

Danila

Franz Kafka - "La metamorfosi"

Libri salvati: II edizione 1933-2020, "La felicità della libertà di espressione"

Anche quest'anno la Bibliomediateca aderisce all'iniziativa "Libri salvati" promossa dall'AIB - Associazione Italiana Biblioteche - che si svolgerà da domenica 10 a sabato 17 maggio 2020.
Si tratta di una rassegna annuale di letture pubbliche dei libri bruciati dai nazisti nei roghi di Berlino e altre città della Germania il 10 maggio 1933.

Uno degli autori, le cui opere furono proibite e bruciate, è Franz Kafka e in particolare vi proponiamo la lettura del suo racconto "La metamorfosi", che trovate anche sul nostro canale BiblioTube.

Quando ho letto per la prima volta il racconto di Kafka, ero già grande, avevo circa vent’anni e ricordo ancora quella sensazione di curiosità mista a incredulità che mi accompagnò fino alla fine della storia e perdurò per molto molto tempo dopo.

L’incipit nella sua agghiacciante normalità:

“Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto”,

mi affascinò subito, ma presto la curiosità di capire quale fosse la ragione di una simile metamorfosi mi tormentò.

Tre erano le domande che continuavo a pormi:
C’è una colpa da espiare?
Qual è?
Soprattutto, perché Gregor non si ribella?

L’aspetto che più di ogni altro mi feriva, mano a mano che leggevo, era rendermi conto che Gregor non provasse stupore, né orrore per la propria condizione e che, soprattutto, non tentasse di reagire.
Forse che la progressiva coscienza di sé, seguisse uno sviluppo proporzionale alla progressiva frattura tra il soggetto e l’altro-da-sé?

La meraviglia, l’incredulità, l’orrore da parte di Gregor sarebbero stati presupposti per una ribellione da parte di un soggetto immerso in una quotidianità sconvolta da un improvviso e quanto mai inatteso accadimento che, però, nel suo caso non suscita né stupore né la benché minima reazione!

E in più la precisione, la minuzia, il realismo con cui Kafka costruisce lo scenario entro il quale la sua creatura vive, erano per me stupefacenti, perché percepivo che Gregor iniziava la sua vera vita solo dal momento in cui inizia ad espiare la sua “colpa”. Ma quale?

Ma se ci trovassimo di fronte ad una rappresentazione onirica, come dire, di fronte ad una sceneggiatura da incubo, se volessimo riportarla ai canoni di oggi, l’effetto non sarebbe certamente lo stesso. Fu la tecnica profondamente realista (tipica del naturalismo) a sconvolgermi: ambientazioni reali e personaggi concreti, con una vita normale, sono inseriti perfettamente in questi quadri e, all’improvviso questa routine viene rotta da un evento ignoto oltre che inatteso, e che resterà ignoto per tutto il racconto e non ci sarà data la più piccola chance di capirne il senso. Come se non bastasse, duarante la narrazione ho perso completamente l’orientamento: narratore e narrato si fondono nella stessa persona. Kafka/Gregor vede la sua narrazione o, per meglio dire, la subisce, vi si identifica totalmente, non agisce ma viene agito. La narrazione perciò acquista molto dell’automatismo del sogno.

Come dirà lo stesso Kafka: 

“come il sogno, lo stesso comandamento sembra essere assurdo, senza rapporto, inevitabile, senza alcuna ragione può colmare di gioia o di angoscia, non è interamente comunicabile ma impone una comunicazione”.

Proprio questa incomunicabilità del mondo interiore e, al tempo stesso, l’insopprimibile urgenza con la quale esso impone una comunicazione è la difficoltà insolubile della poetica kafkiana.

L’insetto è la concretizzazione dell’alienazione dell’Io, rappresenta la frattura fra anima e corpo. In realtà il problema più angoscioso è quello di ristabilire quell’armonica unità dell’anima e del corpo che costituisce il principio dello sviluppo spirituale in senso ebraico-chassidico, religione professata dalla famiglia di Franz Kafka.

Secondo il Chassidismo infatti: “l’anima può conservare la propria unità soltanto se vive all’unisono con tutte le forze del corpo, poiché l’azione che si compie si deve compiere con tutte le membra”.

Per Kafka quindi il mondo spirituale è sempre strettamente legato con quello materiale. L’Io cioè non è irreale perché è calato nel corpo, ma diventa irreale e si disperde e s’annulla quando smarrisce il rapporto con la realtà. E’ proprio quello che succede a Gregor Samsa. Progressivamente egli perde contatto con il suo corpo prima e con la realtà che lo circonda poi. Lentamente i sensi si modificano, la vista a poco a poco si fa meno acuta, i colori scompaiono, il grigio domina le sue percezioni visive, il piacere nel gustare i cibi soliti scompare, l’armonia con tutto il mondo che lo circonda va annullandosi e credo che, come osservò Wolfgang Kajser:

“l’estraneità ha origine in Kafka non nell’Io, ma nell’essenza del mondo e nella mancata concordanza tra l’Io e il mondo”.

Kafka ha rapprensentato magistralmente, in questo racconto, il progressivo ottenebrarsi dell’Io nell’ottusità del corpo. Il corpo si estranea dall’Io, ma l’Io si annulla nel corpo. Il suo rifiuto del mondo è il rifiuto della coscienza, poiché è il rifiuto dei sensi.

E mi sento di concludere riportando il pensiero di Landsberg: “La metamorfosi riflette piuttosto la lotta tra la sventura di essere nati e la colpa di non voler essere, tra la sventura di essere responsabili e al tempo stesso di non volerlo essere”. Infatti l’unica reazione di Gregor non è quella di porsi il perché di tale trasformazione ma quella di rimettere ai suoi familiari ogni decisione, ogni responsabilità.

Mi è piaciuto tantissimo allora e, quando l’ho riletto per il canale BiblioTube, ne ho apprezzato ancora di più la profondità. Credo sia un libro da leggere!

Grazie per la vostra pazienza e attenzione

Danila