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J. D. Salinger - "Il giovane Holden"

Holden Caulfield, protagonista sedicenne di questo romanzo realizzato da Jerome David Salinger, con la sua disperazione folle e senza tregua, ha voglia di parlare, confidarsi e di non essere più solo ma al contempo la sua insofferenza nei confronti di tutti e insoddisfazione per i rapporti umani lo portano al punto che egli vorrebbe vomitare, fingere di essere un sordomuto e vivere per sempre nel silenzi, pur di stare lontano da tutti.



Povero giovane Holden. Con la sua angoscia per il tempo che passa, il quale non si può fermare, decise allora di visitare in un museo dove le cose non possono mutare, rimangono fisse ed eterne per secoli e secoli. Dove, a tal proposito, suo fratello non sarebbe mai morto, dove quel ragazzo del suo liceo non si sarebbe mai suicidato, dove lui non avrebbe mai abbandonato la scuola vagando per le strade di New York ed infine dove non sarebbe costretto a crescere ed invecchiare e come tutti gli adulti fino a diventare ipocrita, falso, disgustoso e corrotto. 

“Questo è il vero guaio. Non puoi mai trovare un posto bello e tranquillo, perché non esiste.”

Nulla esiste di bello, tranne quel laghetto di Central Park in cui ci sono le anatre che d’inverno volano via. Chissà dove, chissà. Pare che nessuno sappia rispondere alla domanda. Eppure è una delle poche cose che vale ancora la pena chiedersi. Una delle poche cose che tornano in primavera, che non scompaiono. Un’altra cosa c’è, di bello. Sua sorella Phoebe, una bambina già saggia, già adulta e già guida della sua vita. Maledettamente sveglia. Tutto il resto sfugge di secondo in secondo. E senti solo l’abisso che si spalanca e tu cadi giù.

Parole, parole, parole, gli altri non fanno che pronunciare, quando tu non vorresti più parlare, non vorresti più dire nulla, non vorresti più rispondere a quelle domande insensate e stupide. Eppure sarebbe bastato così poco per capire che non esiste la solitudine, che tanti in passato e ora e sempre si sono sentiti con te, che nessuno è inutile al mondo e che la vita è fatta di storie e di legami e di cambiamenti. Ma tu non ne vuoi accettare”. Bisognerebbe andare a vivere nei boschi, fuggire per sempre e lasciarsi andare alle spalle questa società falsa e piena d’inganni. Bisognerebbe davvero volare via come anatre del laghetto di Central Park e non tornare mai più.

L’intera opera è incentrata sul processo di crescita, formazione e maturazione di un sedicenne anticonformista, in conflitto perenne con una società ipocrita e mediocre che rischia di allontanarlo dal mondo degli adulti e al tempo stesso anche da quello dei suoi coetanei. Non è un caso se il passaggio dall’adolescenza alla maturità viene vissuto dal protagonista in totale solitudine. Credo che sia un’opera perfetta per gli adolescenti dato che qualora si sentissero come Holden, tormentati, confusi e incompresi, passano trovare modo di non sentirsi soli nel momento più complesso della vita: l’adolescenza.


Martina Stelluti