Finalmente la bibliomediateca riaprirà al pubblico mercoledì 3 giugno 2020!
Saremo aperti tutti i giorni
dal lunedì al venerdì
9.30-12.30 e 15.30-18.30
Vi segnaliamo di seguito alcuni accorgimenti da seguire ai sensi delle restrizioni anti contagio, ricordate che:
- l'entrata è quella laterale dal parcheggio, - indossate la mascherina e i guanti (troverete il gel disinfettante all'ingresso),
- rispettiamo la distanza di sicurezza di 1,5 m
Libri salvati: II edizione 1933-2020, "La felicità della libertà di espressione"
Anche quest'anno la Bibliomediateca aderisce all'iniziativa "Libri
salvati" promossa dall'AIB - Associazione Italiana Biblioteche - che si
svolgerà da domenica 10 a sabato 17 maggio 2020. Si tratta di una
rassegna annuale di letture pubbliche dei libri bruciati dai nazisti nei
roghi di Berlino e altre città della Germania il 10 maggio 1933.
Uno degli autori, le cui opere furono proibite e bruciate, è Franz Kafkae in particolare vi proponiamo la lettura del suo racconto"La metamorfosi", che trovate anche sul nostro canale BiblioTube.
Quando ho letto per
la prima volta il racconto di Kafka, ero già grande, avevo circa
vent’anni e ricordo ancora quella sensazione di curiosità mista a
incredulità che mi accompagnò fino alla fine della storia e perdurò
per molto molto tempo dopo.
L’incipit nella
sua agghiacciante normalità:
“Un mattino, al risveglio da sogni
inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto”,
mi affascinò subito, ma presto la curiosità di capire quale fosse
la ragione di una simile metamorfosi mi tormentò.
Tre erano le domande
che continuavo a pormi:
C’è una colpa da espiare?
Qual
è?
Soprattutto, perché Gregor non si ribella?
L’aspetto che più
di ogni altro mi feriva, mano a mano che leggevo, era rendermi conto
che Gregor non provasse stupore, né orrore per la propria condizione
e che, soprattutto, non tentasse di reagire.
Forse che la
progressiva coscienza di sé, seguisse uno sviluppo proporzionale
alla progressiva frattura tra il soggetto e l’altro-da-sé?
La meraviglia,
l’incredulità, l’orrore da parte di Gregor sarebbero stati
presupposti per una ribellione da parte di un soggetto immerso in una
quotidianità sconvolta da un improvviso e quanto mai inatteso
accadimento che, però, nel suo caso non suscita né stupore né la
benché minima reazione!
E in più la
precisione, la minuzia, il realismo con cui Kafka costruisce lo
scenario entro il quale la sua creatura vive, erano per me
stupefacenti, perché percepivo che Gregor iniziava la sua vera vita
solo dal momento in cui inizia ad espiare la sua “colpa”. Ma
quale?
Ma se ci trovassimo
di fronte ad una rappresentazione onirica, come dire, di fronte ad
una sceneggiatura da incubo, se volessimo riportarla ai canoni di
oggi, l’effetto non sarebbe certamente lo stesso. Fu la tecnica
profondamente realista (tipica del naturalismo) a sconvolgermi:
ambientazioni reali e personaggi concreti, con una vita normale, sono
inseriti perfettamente in questi quadri e, all’improvviso questa
routine viene rotta da un evento ignoto oltre che inatteso, e che
resterà ignoto per tutto il racconto e non ci sarà data la più
piccola chance di capirne il senso. Come se non bastasse, duarante la
narrazione ho perso completamente l’orientamento: narratore e
narrato si fondono nella stessa persona. Kafka/Gregor vede la sua
narrazione o, per meglio dire, la subisce, vi si identifica
totalmente, non agisce ma viene agito. La narrazione perciò acquista
molto dell’automatismo del sogno.
Come dirà lo stesso
Kafka:
“come il sogno, lo stesso comandamento sembra essere
assurdo, senza rapporto, inevitabile, senza alcuna ragione può
colmare di gioia o di angoscia, non è interamente comunicabile ma
impone una comunicazione”.
Proprio questa
incomunicabilità del mondo interiore e, al tempo stesso,
l’insopprimibile urgenza con la quale esso impone una comunicazione
è la difficoltà insolubile della poetica kafkiana.
L’insetto è la
concretizzazione dell’alienazione dell’Io, rappresenta la
frattura fra anima e corpo. In realtà il problema più angoscioso è
quello di ristabilire quell’armonica unità dell’anima e del
corpo che costituisce il principio dello sviluppo spirituale in senso
ebraico-chassidico, religione professata dalla famiglia di Franz
Kafka.
Secondo il
Chassidismo infatti:“l’anima può conservare la propria unità
soltanto se vive all’unisono con tutte le forze del corpo, poiché
l’azione che si compie si deve compiere con tutte le membra”.
Per Kafka quindi il
mondo spirituale è sempre strettamente legato con quello materiale.
L’Io cioè non è irreale perché è calato nel corpo, ma diventa
irreale e si disperde e s’annulla quando smarrisce il rapporto con
la realtà. E’ proprio quello che succede a Gregor Samsa.
Progressivamente egli perde contatto con il suo corpo prima e con la
realtà che lo circonda poi. Lentamente i sensi si modificano, la
vista a poco a poco si fa meno acuta, i colori scompaiono, il grigio
domina le sue percezioni visive, il piacere nel gustare i cibi soliti
scompare, l’armonia con tutto il mondo che lo circonda va
annullandosi e credo che, come osservò Wolfgang Kajser:
“l’estraneità ha origine in Kafka non nell’Io, ma nell’essenza
del mondo e nella mancata concordanza tra l’Io e il mondo”.
Kafka ha
rapprensentato magistralmente, in questo racconto, il progressivo
ottenebrarsi dell’Io nell’ottusità del corpo. Il corpo si
estranea dall’Io, ma l’Io si annulla nel corpo. Il suo rifiuto
del mondo è il rifiuto della coscienza, poiché è il rifiuto dei
sensi.
E mi sento di
concludere riportando il pensiero di Landsberg:“La metamorfosi
riflette piuttosto la lotta tra la sventura di essere nati e la colpa
di non voler essere, tra la sventura di essere responsabili e al
tempo stesso di non volerlo essere”. Infatti l’unica reazione di
Gregor non è quella di porsi il perché di tale trasformazione ma
quella di rimettere ai suoi familiari ogni decisione, ogni
responsabilità.
Mi è piaciuto
tantissimo allora e, quando l’ho riletto per il canaleBiblioTube,
ne ho apprezzato ancora di più la profondità. Credo sia un libro da
leggere!
Gli
amanti della fantascienza riconosceranno queste parole e l'inconfondibile colonna sonora che segue come quelle che
hanno dato inizio ad una delle saghe cinematografiche più famose e degli
ultimi anni.
Parliamo di STAR WARS. Uscito
nella sale cinematografiche nel 1977 con il titolo Star Wars,
successivamente rinominato Star Wars: Episode IV - A New Hope, conta ad
oggi: nove film della saga principale, due
spin-off, una serie tv, cartoni animati, moltissimi fumetti e libri,
diversi videogiochi e gadget di ogni tipo come spade laser (giocattolo),
armature degli Strormtroppers, Lego e action figures.
Un fenomeno talmente importante da riuscire a strapparsi un giorno tutto suo durante l'anno, il 4 maggio.
Quello
di cui vi voglio parlarvi oggi non è la qualità dei film, della trama
o delle teorie dei fans, ma cosa Star Wars rappresenta per me: una
storia cavalleresca dove buoni e cattivi si scontrano in un ciclo
infinito, in una galassia colma di pianeti dove razze aliene differenti
convivono senza discriminazioni razziali. Un mondo
fantastico, non pefetto, dove i cavalieri sono chiunque si batta per ideali di pace e uguaglianza, non esclusivamente Jedi armati di "magiche spade". Una
storia dove persone comuni, o meno, sono chiamate a fare delle scelte
difficili, enormi sacrifici, compiere atti di coraggio e
rischiare tutto per una giusta causa.
Tutto questo
mi fa pensare a quello che ogniuno di noi sta vivendo in questi giorni,
dove un virus che rappresenta il cattivo, l'Impero, cerca di schiacciare
i popoli liberi e noi siamo la Resistenza, i buoni che devono fare di
tutto per impedire che l'Impero vinca. Sacrificare
di uscire, di andare a trovare i nostri amici, di abbracciarli e di
baciare le persone più care.
Noi siamo i paladini che devono essere forti e che non devo arrendersi a questo male.
Oggi è il 4 maggio e si celebra il giorno di Star Wars, oggi è il giorno May the 4th be with you.
Oggi è il giorno in cui dobbiamo essere più forti.