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Agenda Rossa

 A Paolo, colui che ebbe il coraggio di non girare la testa dall’altra parte.

Paolo Borsellino fu un magistrato italiano, ucciso il 19 luglio 1992 in Via D’Amelio perché aveva accertato l’esistenza di una trattativa STATO-MAFIA e aveva le prove di ciò in una semplice AGENDA ROSSA, la quale sparì misteriosamente dopo l’attentato. Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio o si fanno la guerra o si mettono d’accordo e Paolo aveva capito che in Italia era stata scelta la seconda via. Era stato lasciato solo contro Cosa Nostra, sapeva che a Palermo era arrivato il tritolo per lui ma lo Stato non fece nulla per proteggerlo.

“Si muore quando si è soli.” (Giovanni Falcone)

Ricordiamo infatti che Paolo era molto legato a Giovanni Falcone, magistrato anch’egli ed era consapevole che dopo la morte del suo caro amico sarebbe toccato a lui, lo si nota in queste parole rilasciate in un’intervista circa un mese prima di Via D’Amelio: “Convinciamoci che siamo cadaveri che camminano”

Purtroppo ad oggi la mafia è tutt’altro che sconfitta, per questo motivo continueremo a parlare di lui su blog, sui giornali, in televisione… perché spetta a noi giovani negare il consenso alle mafie agendo legalmente per arrivare al compimento della giustizia, solo così l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.


Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ognuno di noi” (Antonino Caponnetto)



Martina Stelluti

Buon compleanno BiblioTube!

Non prendete impegni il 12 marzo 2021 perché il nostro canale BiblioTube compie 1 anno! 

🎉 Celebreremo questo momento insieme a voi ricreando il Club Segreto dei Mini Lettori!!!

Per l'occasione leggeremo in diretta nuove storie 📚 collegatevi venerdì 12 marzo a partire dalle ore 16.00 cliccando sul link:
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 https://www.youtube.com/channel/UCY3MBBqmIybwPc6YoFWIVOg


e leggeremo insieme come facevamo in biblioteca.
🥳 vi aspettiamo numerosi!!!


Danila e Andrea
PS: continuate a seguirci sui social 😉

" 進撃の巨人 - L'attacco dei Giganti " di Tetsurō Araki

 


Quel giorno riaffiorarono alla mente dell’umanità il terrore di essere assoggettati da ‘quelli’, l’umiliazione di essere tenuti in gabbia.

Anno 845. In un Medioevo alternativo dai toni apocalittici, l’umanità è stata condotta sull’orlo dell’estinzione a causa della comparsa di uno spaventoso predatore naturale: i Giganti. Di altezza solitamente compresa fra i tre e i quindici metri, queste misteriose creature dall’aspetto grottescamente antropomorfo si cibano di esseri umani, e nell’arco di 100 anni hanno causato un tale numero di vittime da costringere i superstiti a rifugiarsi all’interno di tre cinte murarie: la più esterna è il Wall Maria, quella di mezzo il Wall Rose, quella più interna il Wall Sina. All’interno di queste mura, alte 50 metri, la vita sembra scorrere tranquilla e al sicuro dalla terribile minaccia del mondo esterno; soltanto una divisione dell’esercito, il Corpo di Ricerca, effettua periodicamente delle spedizioni al di là delle mura nel tentativo di raccogliere informazioni sui Giganti, spesso con esiti disastrosi.

Ma un giorno si verifica qualcosa di impensabile e terrificante: un Gigante alto 60 metri sembra materializzarsi dal nulla davanti alle mura del distretto di Shiganshina, per poi sfondarne con un calcio il cancello esterno. A quel punto ha inizio l’inferno: gli abitanti della città, inermi di fronte ad un attacco così inaspettato, vengono in gran parte sterminati dai Giganti, e il cancello interno crolla sotto l’assalto di uno di questi mostri, misteriosamente rivestito di una corazza naturale.

Il Wall Maria è caduto.

Il giovane Eren, salvatosi dalla strage per miracolo, ha dovuto assistere alla morte della madre, divorata da un Gigante sotto i suoi occhi atterriti; ma la sua determinazione gli consentirà di riscuotersi e di giurare vendetta, e lo porterà, qualche anno più tardi, ad arruolarsi per entrare nel Corpo di Ricerca, assieme alla sorella adottiva Mikasa e all’amico d’infanzia Armin.

Tratta dall’omonimo manga di Hajime Isayama, pubblicato sulla rivista mensile Weekly Shonen Jump, la serie anime de L’Attacco dei Giganti è il riuscitissimo adattamento di una storia ricca di pathos e colpi di scena: sullo sfondo di un’atmosfera spesso cupa e fortemente disillusa, si muovono personaggi dalla psicologia complessa e realistica, decisi a conservare fino all’ultimo la speranza in un futuro migliore e pronti a combattere tenacemente per conquistare la libertà. Proprio questo struggente desiderio è alla base dell’incompreso Corpo di Ricerca, considerato dalla popolazione quasi alla stregua di “tributo per i Giganti”, dati i suoi numerosi insuccessi; tuttavia, lo stemma che questi soldati portano sul petto raffigura due ali sovrapposte, emblema di una convinzione potente, idealistica e insofferente verso il pensare comune: la convinzione che l’umanità abbia il diritto di vivere al di là delle mura, concepite non solo come entità protettive, ma anche come recinto e coercizione. Le persone che vivono all’interno delle mura non hanno sogni, conducono un’esistenza relativamente calma, ma sempre uguale a se stessa, e non si pongono domande sulla natura del mondo esterno; il Corpo di Ricerca è invece portatore, oltre che di una legittima rivendicazione di libertà, anche di un’insaziabile sete di conoscenza, percepibile ad esempio nelle parole del giovane Armin, affascinato dalle infinite possibilità che il mondo potrebbe offrire: in questo senso, il mare diventa il simbolo per eccellenza di tutte le meraviglie naturali di cui l’umanità è stata privata e che non ha mai potuto ammirare. Nonostante questi soldati e soldatesse si ritrovino ad affrontare orrori indicibili, i loro cuori non si arrenderanno mai alla disperazione, e continueranno a dar loro la forza di avanzare, di combattere e di proteggersi l’un l’altra anche fino al sacrificio estremo: la lotta del genere umano si svolge dunque seguendo un cammino altalenante, fatto di dolorose sconfitte e di vittorie mozzafiato, in un crescendo di rivelazioni sempre più sconvolgenti, fino ad arrivare alla destabilizzante scoperta della verità sul mondo esterno e sulla reale natura dei Giganti.

Considerando infine il comparto tecnico – curato da Wit Studio nelle prime 3 stagioni e da MAPPA nella stagione attualmente in uscita – L’Attacco dei Giganti vanta un’animazione di alto livello, un doppiaggio coinvolgente e una colonna sonora trascinante e variegata, adatta ai momenti di maggior tranquillità come alle sequenze più movimentate, per non parlare delle emozionanti sigle di apertura: una combinazione sempre perfetta e avvincente per una serie unica e imperdibile.

Beatrice Colella

George Orwell - "1984"

Il romanzo di George Orwell “1984”, il più famoso tra tutti i suoi lavori, si inserisce nel filone dell’anti-utopia, cioè nella branca della letteratura che si occupa di descrivere una società immaginaria nella quale alcuni aspetti della realtà vengono portati alle estreme conseguenze in negativo. Nel mondo di “1984” di George Orwell si parla di un Grande Fratello che nessuno sa chi sia realmente, non si è neppure sicuri che quell’uomo che si fa chiamare Grande Fratello esista realmente. Eppure il suo volto è stampato sui muri delle città e i suoi occhi seguono ogni azione umana. Lui sa e controlla tutto che sia presente, passato o addirittura futuro. La sua dittatura non è soltanto politica ma soprattutto psicologica.

 

È un romanzo che fa riflettere e che può essere paragonato anche alla nostra realtà. Questi bombardamenti di messaggi fuorvianti, questa volontà di modificare il passato e di conseguenza presente e futuro, di annullare l'individuo, di spegnere i pensieri e le emozioni, è accaduto all'epoca di Orwell ma in un certo senso succede tutt’oggi. Tutti credono che il Grande Fratello abbia ragione, che sia da amare, che ogni cosa che viene detta e urlata attraverso quei teleschermi sia pura realtà, non importa se muta ogni volta. Non è triste tutto ciò? Immensamente triste.



Oggi questo libro è uno dei più letti al mondo e la sua visionaria inclemenza dovrebbe accompagnarci ogni giorno per ricordarci che:

 la libertà non è schiavitù ma soprattutto che l’ignoranza non è forza ma indebolimento. 

Martina Stelluti